La Perequazione della pensione – Sentenza Corte Costituzionale 70/2015

La perequazione è un aumento applicato annualmente dall’Inps a tutte le pensioni, sia private che del settore pubblico, per adeguarne l’importo agli aumenti del costo della vita (inflazione).

Alla fine di ogni anno con un Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, viene stabilita la variazione previsionale, stimata in via provvisoria, ed espressa in percentuale, da applicarsi per l’anno in corso sull’importo della pensione mensile.

Viene contestualmente determinata anche la percentuale di variazione definitiva, da applicare per l’anno precedente, in sostituzione di quella previsionale.

La differenza tra la variazione previsionale e quella definitiva comporta un conguaglio, da applicare alle pensioni.

RELAZIONE SENTENZA CORTE COST. N. 70/2015

1) Cosa stabilisce la sentenza e quadro normativo.

RIASSUNTO:

a)      Legge Fornero (dl 201/2011 conv. con L. 214/2011) blocca l’adeguamento delle pensioni superiori a tre volte il trattamento minimo INPS (€ 1405,05 per il 2012 e € 1443,00 per il 2013) per il 2012/2013;

b)      Interviene la Corte Cost. con sent. 70/2015 per dire che il blocco è illegittimo (già era intervenuta in altre occasioni, es. sent. 316/2010);

c)      Interviene il Governo con dl 65/2015 (conv. L. 109/2015) in “applicazione” della sentenza, ma prevede comunque, per il 2012-2013, un adeguamento inferiore a quanto previsto dalla normativa previgente la l. Fornero (quindi in contrasto con la sentenza della corte cost.);

d)      I Tribunali stanno concedendo i decreti ingiuntivi, non tenendo conto del dl 65 (questo potrebbe essere motivo di opposizione da parte dell’inps)

 

 La sentenza n. 70/2015 ha dichiarato l’incostituzionalità dell’art. 24 comma 25 del decreto legge 6 dicembre 2011 n. 201 (convertito e modificato con L. n. 214/2011 – art. 1 comma 1).

Tale comma, modificato, prevede che “in considerazione della contingente situazione finanziaria, la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici, secondo il meccanismo stabilito dall’art. 34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998 n. 488, è riconosciuta, per gli anni 2012 e 2013, esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo INPS, nella misura del 100 per cento. Per  le  pensioni  di importo superiore a tre volte il trattamento minimo INPS e  inferiore a tale limite incrementato della quota  di  rivalutazione  automatica spettante ai sensi del presente comma, l’aumento di rivalutazione  è comunque  attribuito  fino  a   concorrenza   del   predetto   limite maggiorato”; quindi veniva riconosciuta la rivalutazione piena (100% indice FOI) solo delle pensioni non superiori a tre volte il trattamento minimo INPS dell’anno precedente l’anno di competenza delle rivalutazioni.

In particolare la sentenza ha specificato che “L’interesse dei pensionati, in particolar modo di quelli titolari di trattamenti previdenziali modesti, è teso alla conservazione del potere di acquisto delle somme percepite, da cui deriva in modo consequenziale il diritto a una prestazione previdenziale adeguata. Tale diritto, costituzionalmente fondato, risulta irragionevolmente sacrificato nel nome di esigenze finanziarie non illustrate in dettaglio. Risultano, dunque, intaccati i diritti fondamentali connessi al rapporto previdenziale, fondati su inequivocabili parametri costituzionali: la proporzionalità del trattamento di quiescenza, inteso quale retribuzione differita (art. 36, primo comma, Cost.) e l’adeguatezza (art. 38, secondo comma, Cost.). Quest’ultimo è da intendersi quale espressione certa, anche se non esplicita, del principio di solidarietà di cui all’art. 2 Cost. e al contempo attuazione del principio di eguaglianza sostanziale di cui all’art. 3, secondo comma, Cost.”.

Schematizzando quindi:

Normativa Legge Fornero: art.24 comma 25 Dl 201/2011 per gli anni 2012 e 2013 (incostituzionale)

-100% di adeguamento sulla pensione non superiore a 1.405,05 euro;

– Oltre 1.405,05 euro e fino a 1.443 euro viene garantito l’importo di 1.443 euro;

– Nessun adeguamento per importi superiori a 1.443 euro.

A seguito della sentenza, andrà applicata la normativa previgente, ossia:
Normativa ante Fornero art. 69 L.388/2000 da applicare agli anni 2012-2013

– 100% di adeguamento per la fascia di importo non superiore a 1.405,05 euro;

– 90% per la fascia di importo compresa tra 1.405,05 euro e 2.341,75 euro;

– 75% per la fascia di importo superiore a 2.341,75 euro.

Le regole Attuali. Dal 1° gennaio 2014, la legge 147/2013 (Legge di stabilità), ha introdotto un sistema di rivalutazione suddiviso in cinque scaglioni. Per le pensioni di importo fino a tre volte il trattamento minimo l’adeguamento avviene in misura piena (100%); per le pensioni di importo superiore e sino a quattro volte il trattamento minimo viene riconosciuto il 95% dell’adeguamento; per quelle di importo superiore e sino a cinque volte il minimo l’adeguamento è pari al 75%; adeguamento che scende al 50 % per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a cinque volte il minimo e al 45% per i trattamenti superiori a 6 volte il trattamento minimo inps.

 

A seguito della sentenza, il Governo ha emanato il d.l. 65/2015 (conv. Con L. 109/2015) il cui art. 1 stabilisce che “Il comma 25 è sostituito dal seguente:  “25. La rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici, secondo il meccanismo stabilito  dall’articolo  34,  comma  1,  della legge 23 dicembre 1998, n. 448, relativa agli anni 2012  e  2013,  e’ riconosciuta:

  1. a) nella misura  del  100  per  cento  per  i   trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il  trattamento minimo Per le pensioni di importo  superiore  a  tre  volte  il trattamento minimo INPS e inferiore a tale limite incrementato  della quota di rivalutazione automatica  spettante  sulla  base  di  quanto previsto  dalla  presente  lettera,  l’aumento  di  rivalutazione  e’ comunque  attribuito  fino  a   concorrenza   del   predetto   limite maggiorato;         b)  nella  misura  del  40  per  cento  per   i   trattamenti pensionistici complessivamente superiori a tre volte  il  trattamento minimo INPS e pari o inferiori a quattro volte il trattamento  minimo INPS  con  riferimento  all’importo   complessivo   dei   trattamenti medesimi. Per le pensioni di importo superiore  a  quattro  volte  il predetto trattamento minimo e inferiore a  tale  limite  incrementato della quota di  rivalutazione  automatica  spettante  sulla  base  di quanto previsto dalla presente lettera, l’aumento di rivalutazione e’ comunque  attribuito  fino  a   concorrenza   del   predetto   limite maggiorato;
  2. c) nella misura  del  20  per  cento  per   i   trattamenti pensionistici  complessivamente  superiori   a   quattro   volte   il trattamento minimo  INPS  e  pari  o  inferiori  a  cinque  volte  il trattamento minimo INPS con riferimento all’importo  complessivo  dei trattamenti medesimi. Per le pensioni di importo superiore  a  cinque volte il predetto  trattamento  minimo  e  inferiore  a  tale  limite incrementato della quota di rivalutazione automatica spettante  sulla base  di  quanto  previsto  dalla  presente  lettera,  l’aumento   di rivalutazione e’ comunque attribuito fino a concorrenza del  predetto limite maggiorato;
  3. d) nella misura  del  10  per  cento  per   i   trattamenti pensionistici  complessivamente   superiori   a   cinque   volte   il trattamento minimo INPS e pari o inferiori a sei volte il trattamento minimo INPS con riferimento all’importo complessivo  dei  trattamenti medesimi. Per le  pensioni  di  importo  superiore  a  sei  volte  il predetto trattamento minimo e inferiore a  tale  limite  incrementato della quota di  rivalutazione  automatica  spettante  sulla  base  di quanto previsto dalla presente lettera, l’aumento di rivalutazione e’ comunque  attribuito  fino  a   concorrenza   del   predetto   limite maggiorato;
  4. e) non e’  riconosciuta  per  i  trattamenti  pensionistici complessivamente superiori a sei volte il trattamento minimo INPS con riferimento all’importo complessivo dei trattamenti medesimi.”;

2) dopo il comma 25 e’ inserito il seguente:

“25-bis.   La   rivalutazione   automatica   dei    trattamenti pensionistici, secondo  il  meccanismo  stabilito  dall’articolo  34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n.  448,  relativa  agli  anni 2012  e  2013  come  determinata  dal  comma  25,  con  riguardo   ai trattamenti pensionistici di  importo  complessivo  superiore  a  tre volte il trattamento minimo INPS e’ riconosciuta:

  1. a) negli anni 2014 e 2015 nella misura del 20 per cento;
  2. b) a decorrere dall’anno  2016  nella  misura  del  50  per cento.”.
  3. Le disposizioni di cui al presente articolo si  riferiscono  a ogni singolo beneficiario in  funzione  dell’importo  complessivo  di tutti i trattamenti pensionistici in godimento, inclusi  gli  assegni vitalizi derivanti da uffici elettivi.
  4. Le somme arretrate dovute ai sensi del presente articolo  sono corrisposte con effetto dal 1° agosto 2015.
  5. Rimane ferma l’abrogazione del comma 3  dell’articolo  18  del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98,  convertito,  con  modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111.   5. Restano fermi i livelli del saldo  netto  da  finanziare  e  del ricorso al mercato fissati dall’articolo 1, comma 1, della  legge  23 dicembre 2014, n. 190. Il provvedimento di  assestamento  per  l’anno 2015 e le previsioni di bilancio per  gli  anni  successivi  terranno conto  degli  effetti   della   richiamata   sentenza   della   Corte costituzionale e del presente articolo”
Rivalutazione sulla base del d.l. 65/2015 (somme percepite da agosto)
– 100% di adeguamento per la fascia di importo non superiore a 1.443,00 euro;

– 40% per la fascia di importo compresa tra 1.443 euro e 1.873 euro;

– 20% per la fascia di importo compresa tra oltre 1.873 euro fino a 2.341,75 euro

– 10% per la fascia di importo compresa tra oltre 2.341,75 euro e fino a 2.810,10 euro

– zero oltre 2.810,10 euro

C) È necessaria la domanda amministrativa?

TESI FAVOREVOLE:

Ai sensidall’art.443c.p.c. 1, la domanda relativa alle controversie in materia di previdenza e assistenza obbligatorie di cui al comma 1 dell’articolo 442 cpc non è procedibile se non quando siano esauriti i procedimenti prescritti dalle leggi speciali per la composizione in sede amministrativa o siano decorsi i termini ivi fissati per il compimento dei procedimenti stessi o siano, comunque, decorsi centottanta giorni dalla data in cui è stato proposto il ricorso amministrativo[149att.].

Se il giudice nella prima udienza di discussione rileva l’improcedibilità della domanda a norma del comma precedente, sospende il giudizio e fissa all’attore un termine perentorio di sessanta giorni per la presentazione del ricorso in sede amministrativa[148att.].

Il processo deve essere riassunto, a cura dell’attore, nel termine perentorio di centottanta giorni che decorre dalla cessazione della causa della sospensione[1472att.].

TESI CONTRARIA

La Cassazione in varie sentenze emesse in tema di incostituzionalità di una legge, ha precisato che non occorre la “domanda amministrativa” qualora l’ INPS debba solo ricalcolare la pensione già liquidata, senza dover valutare dei fatti nuovi di cui non era prima a conoscenza. In questo caso non vi è da integrare la documentazione personale, ma occorre solo sollecitare il ricalcolo di quanto erogato (Cass. 20892/07, nonché Cass. Sezioni Unite 18 luglio 1996 n. 6491).

Tra l’ altro l’ INPS è perfettamente a conoscenza dell’ ammontare della pensione integrativa, poiché gestisce il Casellario Centrale delle Pensioni (art. 34 della legge 448/98).

E’ sufficiente quindi inviare all’ INPS una semplice raccomandata interruttiva della prescrizione.

D) Cosa serveper inoltrare il ricorso:

  • Statini pensione anni dal 2012 al 2015 (tutti o solo gennaio) + dicembre 2011
  • Cud 2013-14-15 (perché il “tre volte il minimo” si calcola sommando tutte le varie pensioni dell’ interessato, e quindi aggiungendo anche la pensione integrativa e quella eventuale di reversibilità. Infatti è su tale base complessiva che si calcola la perequazione automatica);
  • Mandato firmato (ovvio);
  • Eventuale autocertificazione per esenzione contributo unificato (se risulta un reddito, cumulato con quello dei conviventi, non superiore ad € 34.107,72);

Vedi anche:

Aumenti alle pensioni – Sentenza Corte Costituzionale 70/2015

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