Mobbing, straining e bossing – Cosa sono?

Mobbing, Straining e Bossing, sono tre diverse forme di “persecuzione” che il lavoratore può subire sul luogo di lavoro.

MOBBING

L’articolo 32 della Costituzione tutela il diritto alla salute in quanto fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.


Il primo problema da affrontare riguarda proprio la definizione di MOBBING non esistendo delle leggi specifiche in materia. Bisognerà quindi affidarsi alla creazione giurisprudenziale.

“Con il termine mobbing, ha precisato la Giurisprudenza, “si intende normalmente una condotta del datore di lavoro o del superiore gerarchico, complessa, continuata e protratta nel tempo, tenuta nei confronti di un lavoratore nell’ambiente di lavoro, che si manifesta con comportamenti intenzionalmente ostili, reiterati e sistematici, esorbitanti od incongrui rispetto all’ordinaria gestione del rapporto, espressivi di un disegno in realtà finalizzato alla persecuzione o alla vessazione del lavoratore, tale che ne consegua un effetto lesivo della sua salute psicofisica ai fini della configurabilità della condotta lesiva di mobbing, da parte del datore di lavoro” (Cons. Stato Sez. VI, 16/04/2015, n. 1945).

Ai fini della configurabilità della condotta lesiva sono rilevanti:

  • molteplicità di comportamenti di carattere persecutorio posti in essere in modo sistematico e prolungato;
  • evento lesivo della salute o della personalità del dipendente;
  • collegamento tra la condotta del datore di lavoro ed il pregiudizio dell’integrità psico-fisica del lavoratore;
  • intenzione persecutoria

Sotto il profilo penale non è previsto un reato specifico.

Può pero capitare che vengano in rilievo altre norme penali:

  • Abuso d’ufficio;
  • Lesioni;
  • Ingiurie;
  • Violenza

 BOSSING

Costituiscono comportamenti mobbizzanti quelle azioni che mirano esplicitamente a danneggiare una lavoratrice o un lavoratore anche di fronte a soggetti esterni all’impresa (clienti, fornitori e consulenti).

Da qui la distinzione con una particolare forma di mobbing, il “bossing” (o mobbing verticale), che consiste in quella serie di atteggiamenti mobbizzanti posti in essere da superiori o dirigenti di azienda, con lo scopo preciso di indurre il lavoratore alle dimissioni.

È quindi spesso una strategia aziendale di riduzione del personale, o comunque di allontanamento di lavoratori indesiderati, aggirando le regole e le procedure relative ai licenziamenti previste dal nostro Ordinamento.

Rientrano nel campo del bossing, ad esempio:

  • affidare al lavoratore incarichi attraverso i quali questi non riesce a realizzare qualcosa di costruttivo (per cui diventano per lui stesso motivo di degrado e dequalificazione)
  • far circolare una o più  “liste nere” in cui vengono inseriti i nomi delle persone che non svolgono mansioni utili all’azienda (ciò provocando nel personale aziendale un notevole stato di stress ed il conseguente sorgere di conflitti).

Lo scopo, quindi, è indurre i lavoratori a licenziarsi per l’esasperazione; oppure fornire al lavoratore istruzioni false o incomplete, in modo tale da costringerlo a lavorare in maniera approssimativa.

STRAINING

E’ una forma più lieve di mobbing e, a differenza del mobbing e del bossing, NON si riscontra il carattere della continuità delle azioni vessatorie potendosi realizzare anche con una sola azione o con più azioni prive di continuità.

Ad esempio si può parlare di straining nel caso di:

  • affidamento al lavoratore di un carico di lavoro insostenibile, oppure, viceversa, di privazione degli strumenti di lavoro per costringerlo all’inattività;
  • isolamento fisico e relazionale del lavoratore (magari collocandolo in una stanza lontana dai colleghi);
  • trasferimento improvviso ed immotivato in una sede lontana o non facilmente raggiungibile;
  • delegare la persona a svolgere incarichi minori ed umilianti rispetto alla sua preparazione professionale o al ruolo ricoperto.

Il lavoratore che ritiene di subire condotte mobbizzanti deve , in tutti e tre i casi, provare l’esistenza di un disegno persecutorio nei suoi confronti, e di conseguenza l’esistenza del nesso causale tra la condotta mobbizzante ed il danno alla salute sofferto.

Bisognerà quindi verificare l’esistenza di alcuni presupposti:

  • l’esistenza del/dei comportamento/i di carattere persecutorio, posti in essere dai colleghi o da parte del datore di lavoro o chi per lui, che vengono posti in essere contro il lavoratore in maniera sistematica, prolungata nel tempo e con intento vessatorio;
  • la lesione alla salute, alla personalità o alla dignità;
  • il nesso causale tra le descritte condotte persecutorie ed il pregiudizio subito dalla vittima nella propria integrità psico-fisica e/o nella propria dignità;
  • l’elemento soggettivo, cioè l’intento persecutorio unificante di tutti i comportamenti lesivi

Si rende necessario specificare, infine, che sussiste la responsabilità del datore di lavoro in relazione alla condotta di mobbing quando questi sia rimasto colpevolmente inerte alla rimozione del fatto lesivo a danno del lavoratore (Cass. civ. 15/05/2015, n. 10037).

 Per maggiori informazioni o per essere ricontattato da un nostro consulente non esitare a scriverci

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