E’ valida la dichiarazione con la quale il lavoratore riconosce che la sua prestazione lavorativa ha carattere autonomo anziché subordinato?

IL LAVORATORE DIPENDENTE PUO’ RINUNCIARE AI SUOI DIRITTI?

Il nostro Ordinamento tutela il lavoratore, considerandolo “parte debole” nel rapporto col datore di lavoro, stabilendo che non può rinunciare (cioè con un atto autonomo, senza l’accordo col datore di lavoro) o transigere (quando c’è un accordo scritto tra datore di lavoro e lavoratore) ai diritti che derivano da norme inderogabili o dai contratti collettivi di lavoro, a meno che il CCNL stesso non li definisca “diritti derogabili” (art. 2113 c.c.).

Nel caso in cui, quindi, il lavoratore rinunci/transiga ai propri diritti irrinunciabili, l’accordo è invalido e questa invalidità deve essere fatta valere entro sei mesi dalla data di cessazione del rapporto di lavoro o dalla data di compimento dell’atto di rinunzia o di transazione se compiuto dopo la cessazione del rapporto.

Per esempio sono nulli:

– l’accordo con il quale è il lavoratore esonera il datore di lavoro dall’obbligo di corrispondergli la retribuzione prevista dal contratto collettivo di lavoro e i vari istituti tipici del rapporto di lavoro subordinato (tredicesima, quattordicesima, ferie, trattamento di fine rapporto, inquadramento, permessi, riduzione dell’orario, ecc.);

– la dichiarazione con la quale il lavoratore riconosce che la sua prestazione lavorativa ha carattere autonomo anziché subordinato;

– la rinuncia a futuri aumenti previsti dalla contrattazione collettiva;

– la rinuncia ad impugnare eventuali atti di trasferimento del lavoratore da una sede a un’altra.

Orientamento giurisprudnziale:

Ultimamente la Cassazione ha anche specificato che un accordo transattivo generico, firmato con il dipendente al momento del licenziamento, non mette del tutto al riparo il datore di lavoro da possibili contestazioni o controversie: si deve provare, infatti, la consapevolezza del lavoratore rispetto ai diritti cui rinuncia a fronte dell’importo a titolo di transazione concordato, con la conseguenza che, se il lavoratore non fosse pienamente conscio di “abdicare o di transigere” sui suoi diritti, ben può lo stesso rivolgersi al giudice del lavoro (Cass. Civ. Sentenza n. 20976 depositata l’8 settembre 2017).

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